Esofagite eosinofila: una strana malattia emergente

Esofagite eosinofila: si chiama così una malattia relativamente nuova. E’ stata riconosciuta solo nel 1977. Da quel momento le conoscenze su questa malattia si sono sviluppate moltissimo. Infatti sono sempre di più gli studi approfonditi e mirati sull’esofagite eosinofila.

La malattia interessa ogni fascia di età. Da quella pediatrica a quella adulta. In particolare si riconosce un picco fra i 6 e gli 8 anni e nell’età adulta, intorno alla terza-quarta decade di vita. E’ più frequente nel sesso maschile (75%). Colpisce l’esofago; il canale che collega la cavità orale con lo stomaco.

E’ caratterizzata dall’arrivo di numerose cellule eosinofile nella parete dell’ esofagea. Questo porta un inspessimento della stessa parete. Con riduzione del lume e  conseguente difficoltà al passaggio del bolo alimentare.

Il sintomo predominante è la disfagia. Cioè la difficoltà a deglutire. Sintomo presente nel 90% dei soggetti. In alcuni casi si può arrivare  al completo blocco del bolo alimentare nell’esofago. Con necessità di rivolgersi d’urgenza al pronto soccorso. Molti pazienti affetti da esofagite eosinofila presentano anche un reflusso gastroesofageo. Questo complica o ritarda notevolmente la diagnosi. In chi ha l’esofagite eosinofila i sintomi non migliorano con le cure del reflusso gastroesofageo.

Diagnosi di esofagite eosinofila

La diagnosi si fa con l’endoscopia. L’aspetto della mucosa dell’esofago è caratteristica. E’ caratterizzata dalla presenza di sottili anelli che fanno assomigliare l’esofago a quello del gatto. Si parla di “felinizzazione” dell’esofago. Altre volte, invece, gli anelli sono più grossi per cui si parla di “tracheizzazione” dell’esofago.

E’ possibile inoltre  riscontrare  noduli, papule, essudato biancastro o anche delle “fissurazioni”. Dovute alla fragilità della mucosa esofagea. Il quadro endoscopico descritto è molto indicativo della malattia. Ma nel 30% dei casi si osserva un quadro di normalità.

Per questo motivo è fondamentale eseguire dei prelievi biotici della mucosa. Anche in presenza di una mucosa del tutto normale. Nelle biopsie si trovano numeri eosinofili. Per avere una diagnosi corretta si devono avere avere almeno 15 eosinofili per campo ad alto ingrandimento (400x).

E’ importante che le biopsie vengano effettuate sia nella parte alta che bassa dell’esofago. Almeno 4 biopsie per sede.

La parte bassa dell’esofago può infatti contenere eosinofili anche in altre malattie:

Esame radiologico e valutazione allergologica

In presenza di un’importante disfagia si consiglia uno studio radiologico dell’esofago. Prima della esofagoscopia. La radiografia può evidenziare un restringimento del lume, la presenza di anelli (foto 5) o un rallentato svuotamento dell’esofago.

Queste anomalie devono essere conosciute dall’endoscopista. Altrimenti potrebbe correre il rischio di lacerare l’esofago. A causa di una rottura inavvertita degli anelli o, nella peggiore dei casi, di perforare l’esofago. Tali complicanze sono da tenere in considerazione per la fragilità dell’esofago. Soprattutto quando l’infiltrato eosinofilo si estende a tutta la parete.

L’iter diagnostico deve essere completato con una valutazione allergologica globale. Infatti circa i 2/3 dei pazienti con esofagite eosinofila presentano allergie stagionali e/o alimentari.

La diagnosi di questa malattia non è semplice. Il sospetto deve venire quanto si è di fronte ad un paziente giovane con lunga storia di disfagia. La conferma definitiva viene dall’endoscopia. Soprattutto dalle biopsie che devono dimostrare molti eosinofili nella parete dell’esofago.

Terapia

Il trattamento dell’esofagite eosinofila è controverso e molto complesso. Ciò deriva dal fatto che si tratta di una patologia nuova (soprattutto nell’adulto). Inoltre ci sono ancora pochi lavori, soprattutto sulla terapia a lungo termine. Nel complesso la terapia comprende interventi dietetici, terapia farmacologica e dilatazioni chirurgiche dell’esofago.

Interventi dietetici

Se il paziente ha allergie alimentari il trattamento è costituito da una dieta. La dieta esclude completamente i cibi che contengono l’allergene a cui il paziente è allergico. Altra possibilità è la dieta elementare. Una miscela di aminoacidi liberi. Questa consente di ottenere alte percentuali di remissione. Cioè scomparsa dei sintomi e degli eosinofili nell’esofago. Le varie terapie dietetiche sono utili soprattutto nei bambini. Che presentano spesso allergie alimentari.

Terapia farmacologica

La prima terapia utilizzata nell’esofagite eosinofila è stata il cortisone. Per bocca o per iniezione. Terapia che provoca importanti effetti collaterali. Spesso alla sua sospensione i sintomi si ripresentano.

Oggi è riservata a casi selezionati. Per esempio in caso di:

  • grave disfagia
  • rischio di perforazione alla dilatazione esofagea
  • insuccesso delle altre terapia

Utilizzata soprattutto per brevi cicli.

La terapia preferita sia nell’adulto che nel bambino sono gli steroidi per via inalatoria. Sia per l’elevata efficacia e sia per la sua sicurezza. Il farmaco più utilizzato è il fluticasone propinato  spray. (220 mg, 2 puff  mattino e sera). Per 4-6 settimane. Il principale effetto collaterale è rappresentato dalla candidosi esofagea (15% dei casi). Purtroppo la recidiva, alla sospensione del trattamento, è molto frequente. Non ci sono dati sufficienti sull’impiego cronico di tale terapia. Esistono diversi nuovi farmaci in fase di studio per il futuro.

Dilatazioni endoscopiche

L’infiammazione cronica  porta nel tempo ad una fibrosi della parete dell’esofago. Quindi ad un irrigidimento della parete e alla formazione di restringimenti. I sintomi tipici sono la disfagia e l’ostruzione da bolo alimentare. Cioè il bolo alimentare si blocca nell’esofago.

Il trattamento endoscopico si fa con dilatatori a palloncino. Inseriti sulla punta dell’endoscopio. Arrivati al punto della stenosi si dilata il palloncino allargando il restringimento. La terapia endoscopica presenta diversi rischi come: fessurazioni o perforazioni. La parete dell’esofago di questi pazienti è infatti particolarmente fragile.

Le dilatazioni, pertanto, devono essere graduali.  Eseguite con estrema cautela e, soprattutto, da personale esperto nel settore. Per ridurre il rischio di complicanze si può eseguire le dilatazioni dopo dei cicli di terapia cortisonica per via inalatoria. Ogni caso però è a se stante e va valutato da personale esperto.

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